IL PROGETTO DECORATIVO

Il progetto consiste nel completamento della decorazione delle facciate di un edificio storicizzato dei primi del XX secolo al Lido di Venezia : il Grande Albergo AUSONIA & HUNGARIA. Le facciate attualmente non decorate saranno completate con formelle in vetro poste in opera su una esa struttura portante in acciaio ancorata alla facciata esistente attraverso la realizzazione del nuovo progetto decorativo predisposto dagli artisti.

Siamo in un contesto di arte visiva piuttosto che di fatto architettonico. Introduciamo quindi il concetto di decorazione. Questo termine è tra i più problematici dell’architettura contemporanea, quasi abbandonato dopo la cesura profonda indotta dall’esperienza del Movimento Moderno. E’ stato un ostracismo morale piuttosto che disciplinare: “edificare senza aggettivi, scrivere a pareti lisce” (Bontempelli 1933). Forse sono proprio le opere del movimento moderno che, paradossalmente, dimostrano la necessità della decorazione in quanto il disegno dell’intero edificio diventa fatto decorativo; una su tutte la Casa del Fascio di Terragni.
Fa riflettere come l’apparato decorativo trova nell’architettura di Boullè il simbolo dell’idea come la lampada sepolcrale posta al centro della grande sfera del monumento a Newton, ne è esempio la decorazione della biblioteca pubblica proposta e trovata nel dorso del libro che riempie l’unicità visiva all’interno dello spazio architettonico e, infine, nel teatro dove la principale decorazione è lo stesso pubblico.

Queste architetture ci fanno capire come l’esperienza storica dell’architetto diventa fondamento dei caratteri della decorazione con la sua immediata evidenza e riconoscibilità. Il rapporto della decorazione con la storia evidenzia il suo carattere evocativo ma, nel contempo elemento contradittorio che fa esaltare le proprie antinomie. Questo possibile elemento di contraddizione è ben evidenziato da Giorgio Grassi in uno scritto degli anni del 1970 poi pubblicato nel 1980 dove tre architetti rivoluzionari quali Loss, Tessenow e Le Corbusier testimoniano le problematicità della decorazione nella composizione architettonica.
“Se prescindiamo dalla decorazione di tipo simbolico, che è sempre qualcosa di estraneo o di marginale rispetto all’esperienza storica dell’architettura e che altresì la negazione dell’ornamento come pura creazione dello spirito” ,…, di cui parla le Corbusier, allora ci si accorge che ci sono solo due scelte possibili di fronte la questione della decorazione. Ambedue rispondono alla esigenza teorica del pensiero razionalista, l’una è quella espressa da Le Corbusier. L’altra è la posizione di Loss e di Tessenow. Ma una grande distanza le separa. La posizione di Le Corbusier tradisce tutta la tensione sperimentale, che si riscatta nell’indiscussa qualità dell’opera, ovvero afferma l’esigenza di una rifondazione dell’architettura come linguaggio che continuamente si rinnova e quindi anche la certezza di poter definire una nuova decorazione. Loss e Tessenow sostengano esattamente il contrario. Malgrado svolgano le loro argomentazioni per vie molto diverse, tutti e due cercano conferme nel passato e nella storia delle forme. Né l’uno e nell’altro credono ad un nuovo ornamento. Non credono al nuovo, in ogni caso: il loro interesse è rivolto alla tradizione. La decorazione secondo Loss e Tessenow si riduce in realtà ad una questione di citazione. Loss, Tessenow e Le Corbusier compiono tutti una fondamentale distinzione sul piano operativo del progetto, senza fissare scale di valori per i singolo problemi e senza rinunciare a qualcuno di essi. Solo Le Corbusier offre a ciascun problema architettonico una risposta sempre nello stesso senso: per Le Corbusier una planimetria o una modanatura o una finestra si risolvono nello stesso modo, cioè plasticamente“.
La decorazione è sospesa quindi tra la necessità di un suo riconoscimento teorico e l’impossibilità di una praticabilità corrente.
Nel nostro caso, avendo nella prassi progettuale custodito le problematiche della decorazione, crediamo sia elemento essenziale per la compiutezza dell’opera non enfatizzare la possibile magnificenza bensì evidenziare l’esigenza della sua compiutezza.
Il progetto è stato redatto dallo Studio R&S Engineering di Padova.