Il PROGETTO ESPOSITIVO

Progetto Espositivo

Appartenendo all’ ambito della sperimentazione, il processo decorativo prima di divenire nella sua compiutezza fisica e formale, sarà collaudato attraverso la proposizione del progetto espositivo, che nell’ambito degli eventi correlati nel contesto della Biennale 2015, consiste nella presentazione di una visione diurna e una visione notturna: con strumenti materici e tridimensionali per la prima, attuativi e mediatici per quella notturna.

VISIONE DIURNA

All’esterno dello spazio aperto posto tra il Gran Viale S.M. Elisabetta e l’attuale edifico che ospita l’Hotel, saranno realizzate, in scala naturale e posti in opera due spaccati significativi delle facciate, in scala naturale e in dialogo con l’attuale apparto decorativo in ceramica della facciata sul Gran Viale.

VISIONE NOTTURNA

Con un sistema coordinato di proiettori sarà reso sulla facciata, a scala reale, il processo di costruzione e decostruzione della decorazione. Questa sistema di rappresentazione consente di proiettare sulla facciata una serie di immagini che suggeriranno l’aspetto finale che avrà la stessa dopo l’intervento il re-styling (attualmente le facciate sono intonacate) , ma la proiezione sarà modulata ed intercalata da “rumori semantici”, effetti ed attese scenografici in sequenza differenziata, il tutto contribuirà a creare una vera e propria “performance” scenica. Inoltre il sistema interagisce con un programma che permetterà di avere la possibilità di verificare, modificare, interagire e fissare nuove rappresentazioni della facciata stessa.

Questa possibilità di doppia lettura – reale e virtuale – sarà collocato in una sala all’interno dell’Albergo per tutta la durata dell’evento Biennale, qui troveranno collocazione gli elementi più significativi del progetto: schizzi, disegni, opere degli autori ecc. .
Il mapping della facciata si propone come una vero e proprio supporto di lavoro su cui l’artista può intervenire. La superficie parietale dell’edificio diventa vera e propria opera, unica e irripetibile in quanto l’intervento si connota all’interno della stretta interazione tra arte e scienza/tecnologia.
Questo rapporto ha imposto specifici parametri di fruizione rispetto all’arte tradizionale e riaperto la riflessione sull’incontro tra produzione creativa e processo tecnologico, che Walter Benjamin aveva individuato in “ L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, del 1936, con riferimento alla fotografia e alla questione dell’originalità delle opere fotografiche prodotte in più esemplari. La problematica è condotta alle estreme conseguenze dalla riproducibilità totale dell’opera digitale. Come diceva Angela Vettese : “Il video diviene invasore urbano, permette di far uscire l’immagine dallo schermo ed invadere gli spazi architettonici circostanti, con il coinvolgimento delle tre dimensioni spaziali. L’arte crea nuove forme di esperienza visiva in grado di dare senso all’esistente. L’arte elettronica è una preziosa fonte a cui attingere per cogliere sfumature e significati di un mondo popolato in misura crescente dalla tecnologia “.